L'origine del culto di San Vito ad Avigliano non ha data certa, ma di sicuro si tratta di un culto molto antico, che risale con certezza ai secoli precedenti il 1500. Infatti, è del 1500 l'attuale cappella, che sorge sulle rovine dell'antica primitiva chiesetta. La cappella è stata ristrutturata e poi modificata, ulteriormente, nella facciata e con la costruzione dell'attuale campanile, avvenuta negli anni cinquanta del secolo scorso.

Davanti all'attuale cappella sorgevano due olmi, dal fusto altissimo, con una circonferenza di circa 22 palmi, ed una quercia colossale. Questi alberi costituivano per l'edificio sacro un pregio paesaggistico di notevole bellezza e, per la gente, che il 15 giugno vi si recava e si reca ancor oggi a visitare il santo, costituiva un sicuro riparo dalla calura estiva. Sotto questi alberi si era soliti consumare il pranzo a sacco.

La quercia fu sradicata, il 16 giugno del 1780, a causa di un furioso temporale, e fu acquistata da Paolo Gianturco e Giuseppe Pace per la somma di sei ducati. Anche i due olmi non esistono più, e l'ultimo, secondo quanto narrato dalla gente, cadde nel 1935 a causa di uno scavo effettuato ai suoi piedi, per rintracciare un tesoro nascosto. Nel 1780, a ridosso dell'altare maggiore, fu costruito un locale per la sacrestia ed un piano rialzato per l'alloggio dell'abate.

 
 L'abate, oltre che occuparsi del culto, si prendeva anche cura degli ammalati morsicati da cani randagi e rabbiosi, ospitati in una specie di lazzaretto.
La chiesa è stata sotto la giurisdizione dei Domenicani dell'Annunziata e, secondo la relazione GAUDIOSO sulla BASILICATA (1736), possedeva una rendita derivante da cento vacche e cento pecore.
Esistono notizie di un quadro di pregevole fattura, raffigurante i martiri Vito, Modesto e Crescenza, che un forestiero, offrendo una cospicua somma di denaro, riuscì ad acquistare. Si narra che il quadro rappresentasse la scena di uno schiaffo che Modesto avrebbe dato a Crescenza, per un rimprovero ingiusto fatto a San Vito. Si narra, inoltre, che quando dopo aver stipulato il contratto d'acquisto, si tentò di schiodare il quadro, le immagini divennero così brutte da far desistere il forestiero dal proposito di acquistare il quadro. Oggi s'ignora se poi le immagini ripresero l'antico bell'aspetto, anche perché esse non sono giunte fino a noi.

 
 

Invece è a noi giunto un vasto affresco, d'autore ignoto, che raffigura la gloria di San Vito, di pregevole fattura e risalente al 1600.

Nella chiesa attuale sono, inoltre, presenti due quadri, uno del Seicento attribuito a G. BRESCIANO e l'altro del XVIII secolo attribuito a G. L. CARBONE.

Esistono, oltre ad una statua di San Vito di legno policromo del 1600, anche due statue di legno di San Modesto e Santa Crescenza. L'altare maggiore, dove sono collocate le tre statue, e i due altari laterali dove sono incassati i due quadri menzionati per ultimo, sono in legno.

Sono visibili, inoltre, i resti di un antico organo in legno che pare risalga al 1600.

 
 Fino alla metà degli anni ottanta, data in cui fu trafugata dalla chiesa madre, in una teca d'argento era custodita una reliquia del braccio di San Vito.
La chiesa è stata sottoposta negli ultimi anni, dopo decenni d'abbandono, a lavori di restauro, che hanno ridato un certo decoro all'edificio.
I lavori sono stati effettuati grazie all'impegno di un gruppo di persone, che hanno dato vita ad un comitato di gestione, e grazie alle generose offerte del popolo Aviglianese. Il comitato, nato nel 1988, continua ad operare secondo le possibilità, per migliorare le condizioni della chiesa e per la manutenzione della stessa.
San Vito è stato titolare della parrocchia di Avigliano dal 14 maggio 1748, con un decreto a firma del Card. TAMBURINI, fino al 1811, quando titolare della parrocchia è divenuta la Madonna del Carmine. In seguito a ciò, San Vito è divenuto compatrono della parrocchia e compatrono della Chiesa Madre.  

 
  Il Santo è invece, ai fini civili, patro­no dell'intero Comune di Avigliano dal 1895.

Nel 1995, in occasione del centesi­mo anniversario della proclamazione di San Vito a Patrono del comune, sono stati organizzati imponenti festeggiamenti tra cui vanno ricor­date la "peregrinatio" della statua del santo, che è stata portata in tutte le frazioni del comune e in molte frazioni limitrofe, e il ripristino della tradizionale "sfilata dei Turchi con la Nave". In passato, le funzioni religiose della novena venivano ufficiate nella cappella di San Vito, dopo aver scambiato con la chiesa madre le statue del Santo. Le statue venivano riportate nelle originarie collocazioni alla fine della festa, in processione.
Attualmente la novena si celebra nella chiesa del Santo. La sera del 14 giugno, ha luogo la processione dalla chiesa di San Vito alla Basilica e, il giorno 15 giugno (festa di San Vito), la processione dalla Basilica alla Chiesa di San Vito. La festa civile un tempo avveniva con la realizzazione della sfilata dei turchi con la nave, con la costruzione di quadri plastici, e con spettacoli di fuochi pirotecnici e l'esibizione di bande musicali. Attualmente, alcune di queste tradizioni sono state ripristinate, grazie all'impegno dell'Associazione Culturale e Ricreativa San Vito Martire, appositamente costituitasi il 5 febbraio 1996, con regolare atto notarile. L'Associazione è stata fondata dalle stesse persone che, nel 1995, formarono il comitato per i festeggiamenti straordinari, in occasione del centesimo anniversario della proclamazione di San Vito a Patrono del comune di Avigliano. All'Associazione hanno poi aderito molte persone, tra cui molti giovani e questo sodalizio, oltre ad operare per l'organizzazione della festa del Santo Patrono, svolge annualmente anche altre attività.